Come funziona

Meccanismi d’azione

Da un punto di vista pratico le lezioni di Tecnica Alexander appaiono piuttosto semplici, con una gamma di movimenti e manovre manuali apparentemente limitata. Tuttavia possono avere una varietà di effetti molto ampia, senza che questi vengano ricercati direttamente tramite esercizi specifici. Questo avviene grazie al modo in cui la Tecnica Alexander interagisce con il sistema di controllo motorio.

Un gruppo di scienziati ha proposto una spiegazione neurofisiologica, che comprende lo schema corporeo e l’organizzazione del tono posturale, descritta in questo articolo: Potential Mechanisms of the Alexander Technique: Toward a Comprehensive Neurophysiological Model, di Timothy W. Cacciatore, Patrick M. Johnson e Rajal G. Cohen, pubblicato su Kinesiology Review 9 (2020).

I concetti dell’articolo vengono illustrati in maniera sempllice in questo breve video a cura del FM Alexander Trust.

Controllo Posturale

Il mantenimento dell’equilibrio e della posizione corporea si realizzano tramite il tono posturale, un attività muscolare di base necessaria per opporsi alla forza di gravità, stabilizzare il corpo e organizzare movimenti coordinati. Il tono posturale è generato a livello subconscio e differisce dall’azione di raddrizzamento volontario. Mentre stabilizza il corpo, deve potersi modificare per consentire lo svolgimento dei movimenti desiderati, condizionandone la qualità. Per sua natura, il tono muscolare è distribuito in tutto il corpo e i cambiamenti in un’area possono avere effetto su tutto il suo insieme.

Effetti sul tono muscolare

Studi recenti suggeriscono che la Tecnica Alexander cambia la distribuzione del tono muscolare posturale e lo rende più adattabile. In particolare, a livello del tronco, la sua azione si sposterebbe dalla superficie verso la profondità, andando a stimolare i muscoli più vicini alla colonna vertebrale. Questi consentono una più fine regolazione dei rapporti vertebrali e sono più adatti al mantenimento prolungato della posizione scelta. La pratica comune di incoraggiare un cambiamento a partire dalla regione cervicale ha trovato riscontro in un recente studio che ha dimostrato l’effetto a cascata che può avere sul resto del corpo. La maggiore adattabilità dinamica del tono posturale consente di realizzare movimenti più fluidi, coordinati e meno costosi.

 

Schema motorio

La pianificazione e l’esecuzione delle nostre azioni si fondano sulla rappresentazione interna del nostro corpo, una specie di mappa contenuta nel sistema nervoso centrale che costituisce lo schema motorio. Questo è frutto del continuo scambio di informazioni tra il centro e la periferia, utilizzato per pianificare l’azione (feedforward) e controllarne la correttezza sulla base delle aspettative (feedback). Si pensa che i processi cognitivi utilizzati nell’apprendimento della Tecnica Alexander si inseriscano in questo scambio di informazioni e agiscano modificando lo schema motorio. L’intervento manuale dell’insegnante aumenta la percezione e rende più efficaci tali processi. L’effetto sul dolore cronico può essere legato sia ai cambiamenti nel tono posturale che a quelli dello schema motorio, spesso alterato in tali situazioni.

Gestire le abitudini

La naturale tendenza ad automatizzare i comportamenti genera le nostre abitudini, che ci fanno risparmiare tempo ed energia ma non sempre rappresentano la strategia ottimale. Nel processo si insinuano spesso tensioni, rilassamenti, rigidità, che diventano parte del comportamento abituale e sfuggono alla consapevolezza. L’approccio utilizzato nella Tecnica Alexander per rieducare le funzioni motorie si basa su alcuni passaggi fondamentali:

Inibizione cosciente: in seguito allo stimolo di compiere un’azione si rinuncia a darle corso immediato per evitare organizzare le forze muscolari secondo lo schema motorio abituale e avere il tempo di generare un comportamento alternativo.

Direttive: alcune parti del corpo vengono invitate mentalmente ad allontanarsi tra loro, per ridurre la tendenza compressiva e favorire la tendenza all’espansione. In particolare, si pensa a rilasciare il collo per permettere alla testa di andare verso l’alto e guidare l’allungamento della colonna vertebrale.

Non fare: La nuova organizzazione posturale è il prodotto continuo di un processo circolare, fatto di inibizione cosciente e direttive mentali, che accompagna la volontà motoria. Non fare ciò che non serve favorisce un equilibrio ottimale tra postura e movimento.

Azione indiretta

La Tecnica Alexander si distingue da altre forme di intervento posturale per il suo carattere indiretto. Non insegna ad assumere la posizione corretta, ad acqisire un certo allineamento posturale o ad eseguire un movimento in un determinato modo. Piuttosto, la scelta di inibire un determinato comportamento e di incoraggiarne un altro mediante l’intenzione provoca cambiamenti nel tono posturale, associati a cambiamenti nello schema motorio, che rendono possibile l’adozione di nuovi comportamenti alternativi a quelli abituali. Per esempio, alzarsi dalla sedia con la guida manuale dell’insegnante non riguarda la traiettoria del movimento ma le caratteristiche del tono posturale, la sua integrazione con il movimento, la percezione di quello che succede e il confronto con lo schema motorio interno.

 

Guida manuale

Quando l’insegnante di Tecnica Alexander mette le mani attorno al collo di una persona o sulla schiena, ne sostiene un arto o l’assiste manualmente nel compiere un gesto, non lo fa per mobilizzare muscoli o articolazioni e non cerca di ottenere un effetto locale. Piuttosto, intende stabilire un dialogo tra il proprio sistema di controllo motorio e quello del soggetto. Grazie ad una particolare sensibilità, maturata con un lungo addestramento, può elaborare in modo adeguato le informazioni tattili e cinestesiche ricevute attraverso il contatto manuale. Lo stesso contatto, essendo espressione di un’attenta e consapevole organizzazione del tono posturale, produce nel soggetto un cambiamento che va nella stessa direzione. Le mani dell’insegnante, diventano il luogo di passaggio di informazioni complesse riguardanti l’organizzazione del tono muscolare di entambi i soggetti, ed è come mettere in comunicazione i due schemi motori.