Carlo

Carlo, 51 anni, programmatore

Sono almeno quindici anni che soffro di mal di schiena, manifestatosi improvvisamente – e dolorosamente – un giorno con la formazione di un’ernia discale. Successivamente è cominciata l’abituale peregrinazione che si affronta in questi casi: esami medici, fisioterapia, ginnastica posturale e correttiva. La situazione è migliorata per qualche anno, quando sono comparsi dolori cervicali, alla spalla ed al polso destro, fino al punto in cui non riuscivo più ad usare nemmeno il computer: per lavoro sviluppo software, il problema era serio. Ho provato un po’ di tutto: agopuntura, fisiokinesiterapia, shiatsu, tai-chi, yoga, nuoto, oltre ovviamente ad antidolorifici e miorilassanti. Il beneficio era soltanto transitorio, mi rendevo conto che la soluzione non veniva affrontata, ed ero peggiorato: la notte non riuscivo a dormire più di qualche ora, perché dolorose contratture muscolari mi tenevano sveglio.

Ho conosciuto la Tecnica Alexander quasi tre anni fa per caso, cercando informazioni in internet; inizialmente ero un po’ scettico, visti i risultati dei precedenti tentativi. L’idea di base, però, mi piaceva: tentare di curare la malattia (tale io la considero) e non limitarsi ad affrontare i sintomi. Ha funzionato. Il percorso, per quanto mi riguarda, è lungo ed impegnativo, perché richiede una partecipazione attiva da parte del paziente: occorre capire i principi della tecnica, assimilarli ed applicarli quotidianamente; terminata la seduta si sta meglio, ma il lavoro deve continuare da soli. Ne vale la pena? Sì, senza se e senza ma. Si acquisisce una maggiore consapevolezza del proprio corpo, dei segnali che manda continuamente, e soprattutto dei comportamenti dannosi da evitare. Il nuovo modo di muoversi porta ad un benessere psico-fisico che, letteralmente, mi ha cambiato la vita in meglio.